Con occhi nuovi #5 - Sacco B. | ilSuodiSegno

Con occhi nuovi #5 – Sacco B.

di: Sacco B., Alberto Burri

Sacco B.

Museo di Città di Castello, tela di sacco e olio, 1953

Provocatorio…

Sacchi di iuta. Squarci, buchi, toppe e rammendi. Alberto Burri, negli anni del secondo dopoguerra, abbandona i convenzionali strumenti del pittore per affidare a materiali inediti la sua espressione artistica. Provocatorio, fastidioso forse, a tratti disgustoso, il Sacco B, senza la cornice e senza spiegazioni, più che in un museo, verrebbe da metterlo nell’indifferenziata! Eppure, se si accetta l’invito e si indugia sul tessuto sdrucito e consunto, saltano agli occhi alcuni dettagli che potrebbero spiegare perché siamo di fronte ad un capolavoro dell’arte italiana. Lasciamo che il nostro occhio si incastri nelle falle della stoffa: siamo sempre attratti dalle irregolarità, dalle ferite… emergerà il supporto, per definizione, ciò che ‘sta sotto’, in profondità. Tutt’intorno vedremo le spesse cuciture che tentano di tenere insieme i pezzi, e così ci si paleserà la professione dell’artista: un chirurgo impegnato sul fronte della Seconda Guerra Mondiale e poi deportato in Texas. I punti di sutura sembrano così saldi che le pieghe della iuta non ci stupiscono: la pelle deve essere tirata per potersi rimarginare. Il motivo unificante? La luce. Colpisce in pieno l’opera e gioca sulla trama sofferente del materiale per insinuarsi qua e là, formando ombre e rilievi inaspettati.

Sacco B. - dettaglio inferiore


… fastidioso…

La scelta di Burri cade su materiali che hanno già avuto un impiego, una storia precedente: sono di seconda mano e si vede. Quante volte ci dimentichiamo che la persona che abbiamo davanti, nelle sue bellezze e spigolosità, porta le tracce del suo passato. L’amore, così come il dolore, lasciano segni tangibili sulla nostra carne. Ciò che ha assoluta preminenza per l’artista non è tanto la ragione per cui un vecchio sacco di iuta, sollecitato dalla sua mano, si strappi in un punto piuttosto che in un altro; ciò che conta davvero è il presente, è come quel sacco, ora, sia capace di stare su un supporto pensato per lui, sappia legarsi o meno ad altri tessuti, sappia reagire alla luce, come materia vera che entra in relazione con il suo contesto e che cambia.


… a tratti disgustoso!

È terribilmente affascinante come un sacco, così asettico e di per sé insignificante, possa farsi tramite dell’iconografia del dolore ricercata dall’artista, cioè sappia parlare della vita con autenticità, senza pretese, ma in effetti chiaramente. In questo periodo così critico per la storia dell’umanità, può farci bene immedesimarci nel Sacco B. Lo abbiamo imparato tutti, la vita, anche inaspettatamente, ci segna, ci buca, ci strappa… poi prova a ricucire, ma non sempre sembra sia venuto un bel lavoro. Potrebbe arrivare addirittura un momento in cui ci sembra che quel rammendo sia rivoltante. Eppure, proprio su quelle toppe e su quelle lacerazioni vuole passare Gesù. È nelle nostre ferite che vuole amarci come noi non riusciamo a fare. Così, ora, per quello che siamo. I nostri punti di sutura allora li vedremo come meravigliosi, cuciti con arte, perché saranno lo spazio dove è entrato l’Amore e il segno tangibile della Vita che Dio fa fiorire in noi con la nostra storia.

Letizia Stocchi
Amante dei libri e di qualsiasi cosa abbia una storia da raccontare, è storica dell'arte per formazione e coglie ogni occasione per condividere la sua passione. È tra le maglie blu della pastorale vocazionale ed occasionalmente si lascia incastrare nei pazzi progetti diocesani. Chiamata a rapporto dai fondatori, prova ad essere il tocco femminile del retrobottega del sito: coordina tutte le pubblicazioni come capo redattrice, scandisce i tempi e le linee guida generali, insegue i nostri autori e i loro scritti per popolare tutte le Rubriche. Autrice di Con occhi nuovi.
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